lunedì 28 febbraio 2011

Tinte per capelli Aubrey Organics


Tra le varie tinte per capelli cruelty-free disponibili sul mercato quelle delle statunitense Aubrey sono senza dubbio tra quelle che spiccano per naturalezza, destinate però unicamente alle "scure" perchè i colori attualmente in produzione sono solo il marrone scuro e il mogano. Sono totalmente vegetali e naturali, non c'è neanche un singolo ingrediente chimico di sintesi, troppo naturali per essere anche molto efficaci? Non saprei, bisogna provarle! Comunque troviamo molte recensioni positive proprio sul sito delle ditta.



Le confezioni sono da 115g (per capigliature molto lunghe è sempre meglio averne una in più  a portata di mano) ed eccovi la composizione che in realtà è uguale per entrambe le tonalità, forse avranno proporzioni leggermente diverse per qualche ingrediente:

  • Mahogany - Indigofera tinctoria, Lawsonia inermis alba, Emblica officinalis, Eclipta alba, Acacia cathechu.
  • Dark Brown - Indigofera tinctoria, Lawsonia inermis alba, Emblica officinalis, Eclipta alba, Acacia cathechu.

Della Aubrey Organics ho già parlato in precendenza anche se non quanto avrei  voluto e dovuto, comunque ha tutte le carte in regola ed è ben distribuita in Inghilterra (niente tasse doganali per l'Italia). Dal sito ufficiale UK al momento non spediscono fino qui da noi ma non è un problema perchè si può acquistare tranquillamente altrove.

In particolare segnalo: The Organic BodyCare Shop dove ordino regolarmente con soddisfazione, e il negozio Suvarna, che proprio in questi giorni offre le tinte Aubrey a prezzo scontato.

sabato 19 febbraio 2011

Punti di vista sul famigerato Sodium Lauryl Sulfate (SLS)


Chi non conosce il Sodium Lauryl Sulfate? Credo davvero nessuno, ormai sono anni che in rete si legge di tutto e di più su questo ingrediente presente molto spesso in cosmetici e detersivi! In realtà è solo una delle sostanze su cui possiamo trovare valutazioni contrastanti, la prendo però come spunto per sottolineare quello che, a mio avviso, a volte non si tiene in considerazione: quanto può essere valido affidarsi a un'unica fonte di informazione? E ancora, quanto di quello che ci raccontano ha un reale valore scientifico per la  nostra sicurezza? Chiaramente ognuno è libero di  pensarla come vuole però a me sembra davvero troppo limitativo prendere per oro colato l'opinione di qualcuno senza nemmeno ascoltare altri pareri, tra l'altro, in tutti i casi dove le valutazioni si basano esclusivamente sul risultato di esperimenti fatti su animali in laboratorio il valore per l'uomo è pari allo zero, sapere che la tale sostanza ha o non ha effetti collaterali sul topo non ci può aiutare a sentirci sicuri. Questa è semplice logica! Personalmente credo che l'aspetto ambientale sia quello che offra qualche garanzia più precisa, nel senso che, se e quando esce fuori che la vita acquatica ne risulta influenzata negativamente..allora sì che si può dire con certezza che la sostanza "x" è tossica per quelle forme di vita.

Ma torniamo al punto di partenza, cito un chiaro esempio di diversità di giudizio tra due fonti che io stessa consultavo prima di rendermi conto che era una perdita di tempo. Ovviamente non sono le uniche ma senz'altro sono le più gettonate per praticità di utilizzo.

Iniziamo dal made in Italy, ecco cosa dice sul Sodium Lauryl Sulfate il BioDizionario:



Ed ecco l'opinione USA su Skin Deep:



E' evidente che le valutazioni non sono poi troppo diverse tra loro ma tra l'accettabile e il  moderate hazard (rischio moderato) direi che ce ne passi comunque, non siete d'accordo? Ci possiamo "consolare" che nessuna delle due ne parli come fosse la sostanza peggiore sul mercato, e diciamo anche che il BioDizionario in generale vorrebbe mettere in risalto soprattutto l'aspetto più o meno ecologico delle sostanze (se non ho frainteso), mentre Skin Deep punta di più sulla salute umana  e per ogni valutazione cita anche le relative fonti di riferimento, ma ripeto, questo era solo un singolo esempio perchè basta confrontare dell'altro per avere più dubbi che certezze. In sintesi, a chi dare retta? A tempo perso fate qualche prova e vi renderete conto che la questione è ben più complessa di come potrebbe sembrare..

Comunque, se qualcuno non avesse ancora sentito parlare di SLS e SLES può leggere info rapide qui e qui, e per concludere vorrei segnalare anche un vecchio articolo che a distanza di anni resta ancora un'analisi obiettiva sull'argomento. E' tratto da Nexus Magazine ed è pubblicato su: www.disinformazione.it

P.S. Forse ve ne sarete già accorti, comunque l'EWG ha completamente ristrutturato il sito Skin Deep dopo questa pubblicazione, e non solo, anche le valutazioni delle sostanze sono state aggiornate. Quella qui citata è stata modificata in positivo ed è ora più in sintonia con il BioDizionario.."buon" per noi?! La nuova scheda riassuntiva è visionabile qui.

domenica 13 febbraio 2011

Certificazioni fase 2: altri aspetti!


Dopo la breve panoramica sulle diversità tra le varie certificazioni, è arrivato il momento di analizzare altri aspetti che andrebbero considerati in previsione di acquisti cruelty-free. In realtà sono già stati trattati più volte qui sul blog, ma mai tutti insieme in contemporanea. Per praticità divido il tutto in tre punti essenziali:

  • Ci sono aziende certificate che però fanno parte di altre aziende e/o multinazionali che non sono altrettanto cruelty-free, o ancora peggio perchè incentivano la vivisezione in modo diretto e concreto.
  • Ce ne sono altre che producono anche una linea di farmaci, e sappiamo tutti che per quella categoria i test su animali sono obbligatori per legge. 
  • Altre ancora danno in beneficenza a chi pratica e/o sostiene la vivisezione, nonostante appunto, abbiano aderito allo "Standard del non testato" per i propri prodotti.

      Allora cosa possiamo fare per avere le idee chiare in proposito? Beh, per prima cosa è bene cercare di informarsi sempre a 360°, ma restando sulle certificazioni cruelty-free vediamo nel concreto quali indicazioni ci offrono al riguardo. Su alcune liste ufficiali vengono segnalate le aziende imparentate con altre di etica opposta, ed è  già un un buon punto di partenza, anche se comunque sono veramente poche.
      Per esempio sulla mini guida scaricabile BUAV del 2010 vengono contrassegnate con un quadratino (il 17 febbraio è uscita l'edizione 2011 e troviamo un simbolo diverso), nella lista sul sito invece tale specifica al momento ancora non c'è ma speriamo venga inserita presto:



        Sulla lista USA visionabile direttamente sul sito CCIC troviamo sempre un quadratino, ma questa volta di colore rosa:


        In base a ciò, parlando di storia nota anche senza andare a cercare il  "quadratino", acquistando da The Body Shop e/o Sanoflore che sono state acquisite da l'Oréal, sappiamo subito che i nostri soldi andranno anche nelle tasche dei vivisettori che sperimentano il Botox e dintorni. 

        Con Naturewatch invece non bisogna cercare simboli particolari perchè non approvano aziende cosmetiche di quel tipo, cioè appartenenti ad altre (sempre nel settore prettamente cosmestico) che non siano altrettanto cruelty-free.

        Per quello che riguarda le eventuali linee farmaceutiche, al momento che io sappia con certezza ci sono solo la Weleda e la Dr.Hauschka a produrne una, nello specifico di medicinali antroposofici, ed entrambe le aziende sono ancora approvate Naturewatch per i cosmetici, tra l'altro di ottima qualità.
        Poi c'è la famosa Ives Rocher che produce solo cosmetici ma ha ceduto circa il 30% alla Sanofi Aventis (info qui e qui), quindi è da tenere presente anche questa situazione.

        Passando infine alla beneficenza discutibile, in linea di massima basta controllare i siti web dei produttori perchè di solito avvisano con orgoglio quando donano a qualche causa particolare, se poi non si conosce il benefattore in questione certo ci vuole un controllino ma in rete ormai abbiamo accesso a molte informazioni quindi non è un grande problema.
        A volte le aziende realizzano proprio dei prodotti specifici per supportare la tale causa, oppure ne scelgono uno già in catalogo al quale associarla, e il consumatore con l'acquisto andrebbe poi a sostenerla. Ecco un paio di esempi: Montagne Jeunesse e I Provenzali.

        E a questo punto è logico chiedersi: come sarebbe meglio comportarsi in situazioni del genere? Personalmente non credo ci sia una risposta giusta o sbagliata in assoluto, in certe occasioni è possibile scegliere  il "meglio" e altre volte si può optare per il male minore..comunque sia, ho solo voluto segnalare dei dati di fatto su cui ognuno deve ragionare con la propria testa, semplici spunti di riflessione in più!

        sabato 12 febbraio 2011

        Vivisezione: intervista a Stefano Cagno

        Abolirla per motivi etici o scientifici? Quest'intervista al dr. Stefano Cagno - membro Equivita - risale al 27/11/10 e punta l'attenzione sulla scarsa valenza scientifica della sperimentazione animale a fine umano,  non si parla di ingredienti cosmetici ma il principio di fondo è esattamente lo stesso!  Ne è caldamente consigliata  la visione a chi ancora sostiene direttamente la vivisezione con tutto ciò che vi ruota intorno, pensando erroneamente che il movimento antivivisezionista sia composto solo da animalisti esagerati. A chi invece è già contrario consiglio comunque di ascoltare l'audio, EVITANDO però di guardare le immagini..non  aggiungo altro!


        venerdì 4 febbraio 2011

        Certificazioni a confronto!


        Qual'è la differenza tra questa e l'altra certificazione? Chi garantisce cosa? Perchè quel cosmetico cruelty-free non è vegan? E ancora...perchè quest'azienda è cruelty-free ma usa pessimi ingredienti? Domande del genere si sentono di frequente e mi rendo conto che districarsi nel variegato mondo delle certificazioni può mettere in difficoltà, in fondo però, non è così difficile come sembra, basta sapere ciò che si vuole. Allora cerchiamo di fare il punto delle situazione attuale, e questa forse sì che è un'ardua  impresa, comunque ci provo cercando di essere anche sintetica, dato che ancora per qualche anno è bene capirci qualcosa!

        La prima cosa da ricordare è il punto fondamentale che dovrebbe fare da linea guida per il consumatore che cerca prodotti cruelty-free: l'azienda produttrice in questione deve avere un FCOD sugli ingredienti così da non incrementare la sperimentazione animale.

        Per quello che invece riguarda il settore prettamente vegan e/o eco-bio, per il momento non mi risulta ci siano sul mercato certificazioni che offrano questa precisa garanzia ma spesso si pensa comunque che un'azienda con questi requisiti sia automaticamente cruelty-free, di fatto è un'associazione di idee sbagliata.  L'unica eccezione nel settore "eco" forse è la BDIH, ma teniamola in sospeso e restiamo sulle certezze.

        Quindi, se la priorità è acquistare un prodotto ecologico e/o biologico garantito, le certificazioni affidabili di riferimento sono tante a livello internazionale, ne citavo alcune qui ma l'elenco sarebbe lungo. Passando al cosmetico vegan, la migliore credo sia quella della Vegan Society che in tal senso mi sembra avere lo standard più rigoroso. Ovviamente però ci sono anche un'infinità di prodotti vegan senza bollini specifici, questo è a dir poco scontato, è solo per rimanere proprio sul discorso delle certificazioni del settore che troviamo sul mercato.

        Tornando invece al cruelty-free, come spiega in modo molto chiaro la BUAV  (leggere attentamente le FAQs), lo "Standard del non testato" in sè non vieta l'utilizzo di ingredienti di origine animale perchè è focalizzato sul NON incrementare la vivisezione, così come non vieta l'utlizzo di sostanze poco ecologiche, ed è per questo che è possibile trovare prodotti certificati contenenti miele, latte etc., e/o ingredienti sconsigliati sotto il profilo ambientale. Sono questioni ben distinte, bisogna leggere le singole etichette e scegliere in base alle proprie esigenze, comunque sono molti i prodotti cruelty-free vegan, e certificati anche eco/bio, quindi non bisogna necessariamente rinunciare a qualcosa. Ho stilato una lista utile in tal senso ed è visionabile qui.

        Allora, i siti da tenere presente per il settore cosmetico sono già elencati nel dettaglio qui, con tutti i membri della coalizione europea che rappresentano lo Standard nei rispettivi paesi, però voglio ricordare comunque le principali fonti di riferimento:


        In Italia poi le aziende hanno anche la possibilità di aderire allo "Standard del non testato" tramite l'autocertificazione (totalmente gratuita) supervisionata dottoressa Antonella de Paola (autrice delle varie edizioni del libro "Guida i prodotti non testati", Edizioni Cosmopolis) e che vengono poi segnalate direttamente su VIVO e, essendo appunto un'autocertificazione, non prevede controlli sul campo come avviene con LAV-ICEA ma di fatto le aziende prendono lo stesso tipo di impegno per non incentivare la sperimentazione animale.
        Sul sito quindi troviamo elencate sia le aziende che si autocertificano che quelle approvate ufficialmente LAV-ICEA, più varie ed eventuali come alcune estere certificate Naturewatch e reperibili in Italia.


        Detto questo, non dobbiamo dimenticare che le sostanze 100% naturali (vegetali non trattate con processi chimici, per esempio come questa qui) non necessitano di certificazioni particolari, quindi nel caso non perdiamo tempo a cercare garanzie dove queste non servono. E per finire non mancano neanche aziende che dichiarano una propria FCOD pur non essendo segnalate da chi che sia, e in casi del genere ognuno valuti per sè, magari usando anche un pò la proprioa testa in base al tipo di ingredienti utilizzati.
        Va bene ora mi fermo altrimenti rischio davvero di scrivere pagine su pagine, altro che sintetica! Sarò riuscita a spiegarmi a dovere per chi mi aveva chiesto chiarimenti? Fatemi sapere...

        P.S. Per non creare troppa confusione ho trattato separatamente altri aspetti, se ne parla qui.