Oggi ospito con piacere un articolo di un blogger amico, ma prima di lasciare la parola a Riccardo mi concedo qualche riflessione. Personalmente preferisco acquistare e suggerire cosmetici cruelty-free in primis, ma che siano contemporaneamente a basso impatto ambientale e considerati anche più sicuri per la salute umana, ciò nonostante non sento mai di avere certezze assolute perchè mi sembra davvero che non sia tutto così cristallino come ci viene a volte raccontato. Delle valide linee guida eco-bio ci sono, questo è ovvio, ma è giusto chiedersi se sia saggio farsi condizionare al punto di perdere totalmente la propria obiettività. Ormai accade troppo spesso di veder boicottare e/o promuovere un prodotto solo in base all'opinione di una singola "voce," e già questo dovrebbe far riflettere, aggiungiamoci che l'attendibilità della valutazione in questione sarebbe comunque da dimostrare e, per me, tirare le somme è facile.
L'analisi di Riccardo è accurata, mi piace perchè segnala dei dati di
fatto veri e propri sui quali c'è ben poco da discutere, nel senso che non è questione di preferenze personali, nè di schierarsi da una o l'altra parte, si tratta semplicemente di usare la testa davanti a prove evidenti di dubbia affidabilità.
Dunque, per gli interessati, l'articolo in questione ne mette alcune proprio nero su bianco, se poi si preferisce far finta di niente è una libera scelta...va da sè, e capisco anche che l'eventuale perdita di punti di riferimento possa creare disagio, ma gli occhi bisognerà aprirli a un certo punto?! Invito a leggere con attenzione, elaborare e diffondere!
Da
www.animalstation.it:
analisi dei criteri usati da Biodizionario.it e Skin Deep per la valutazione degli ingredienti cosmetici. A cura di Riccardo B.
Alcune
persone rifiutano di comprare prodotti cruelty-free preferendo
cosmetici ecobio in quanto questi ultimi conterebbero ingredienti
innocui per la salute umana e l’ambiente, mentre nei cosmetici
cruelty-free questo aspetto non sarebbe assicurato.
Solitamente
queste persone si affidano per la scelta del prodotto a siti web che
offrono valutazioni dei singoli ingredienti. Ad esempio in Italia il
sito di riferimento è
Biodizionario.it,
appartenente al circuito di Promiseland.it. Tuttavia sarebbe utile e
interessante guardare con occhio critico le valutazioni offerte da
questi siti per capire se effettivamente possano essere considerati
affidabili.
Ad esempio su Biodizionario.it i criteri di valutazione non sono molto chiari e trasparenti.
Il lavoro di catalogazione delle sostanze è stato svolto dal dottor
Fabrizio Zago, chimico industriale e moderatore della sezione Biodizionario del forum di Promiseland.it. Come lui stesso afferma nella home del sito:
Attualmente sono conosciute esattamente 6205 sostanze che
possono essere impiegate nella produzione di cosmetici. Io ne ho
catalogate “solamente” 4947 […].
Quale sia il criterio adottato dal
dottor Zago per la valutazione degli ingredienti non è però noto. Su
siti esteri simili vengono perlomeno indicate le fonti usate per la
valutazione, e in alcuni casi l’elenco di fonti indicate è davvero vasto
(ad esempio vedere il
Sodium Lauryl Sulfate su
Skin Deep).
Su Biodizionario.it non è invece indicata alcuna fonte: è ragionevole
dunque sospettare che la valutazione delle singole 4947 sostanze si basi
sulle sole esperienze e conoscenze personali del dottor Zago. Questo
d’altronde è proprio quanto afferma egli stesso nella home del sito:
quello che troverete interrogando la ricerca è il mio
personalissimo punto di vista. […] Anche la mia visione del settore
cambia e si evolve quindi è possibile che io intervenga cambiando alcuni
giudizi […].
Ma è indubbio che valutare un
così vasto numero di sostanze (sulle quali sono state effettuate decine
di migliaia di studi) basandosi solo sulla propria esperienza e
conoscenza, per quanto queste possano essere vaste, non è un metodo di
giudizio né scientifico né attendibile.
Sempre continuando a leggere nella home
di Biodizionario.it troviamo altri criteri di giudizio poco chiari.
Afferma il dottor Zago:
fino a qualche anno fa non avrei bocciato i derivati animali oggi invece sì
Questa posizione è sicuramente da
apprezzare per chi è vegano e dunque ha scelto di non usare prodotti di
origine animale, tuttavia chi non fosse interessato a questo
aspetto potrebbe trovare superfluo questo criterio che porti ad una
valutazione negativa di un ingrediente che invece potrebbe non avere
alcun effetto nocivo per la salute umana e l’ambiente.
Comunque, nonostante l’affermazione del dottor Zago, nel sito si possono
trovare ingredienti di origine animale con una valutazione positiva,
per cui tale posizione non rispecchia nemmeno le esigenze dei vegani,
nonostante Promiseland.it intenda proporsi come “il punto di riferimento
del vivere etico vegan”. Probabilmente il dottor Zago nella sua
affermazione si riferiva solamente alle parti di animali e non ai
derivati animali quali latte, uova e prodotti delle api. Infatti, a
titolo di esempio, sul sito possiamo trovare valutazioni tutt’altro che
negative sul propolis cera (la comune cera di propoli) e il lactose (il
noto lattosio presente nel latte dei mammiferi) (2 bollini verdi
corrispondono al miglior giudizio sull’ingrediente):
Più avanti leggiamo ancora:
[…] il Bitrex (Denatonium Benzoate) è una brutta
molecola, sintetica, ottenuta esclusivamente in laboratorio, ebbene la
sua funzione d’uso è talmente importante (impedisce l’ingestione dei
prodotti da parte di bambini, non vedenti, eccetera) che io lo considero
come una sostanza assolutamente da consigliare.
Anche in questo caso si sottolinea un criterio di scelta che esula completamente dal discorso salute-ambiente.
Una
persona che non abbia alcuna necessità di dover usare prodotti
contenenti Bitrex perché non ha bambini in casa, non è un non vedente e
non ha altre necessità, consultando Biodizionario.it si troverebbe a vedersi consigliato “una brutta molecola, sintetica, ottenuta
esclusivamente in laboratorio”, credendo che invece sia del tutto
innocua.
Ancora, in alcuni casi
ingredienti completamente vegetali hanno una inspiegabile valutazione
negativa, fino ad arrivare ai 2 bollini rossi (“inaccettabile”).
È il caso ad esempio del Juniperus Oxycedrus, pianta dai molteplici usi
che, girando sulla Rete, leggo essere controindicata in caso di uso
prolungato o sovradosaggio, in particolare per le donne in gravidanza:
ma è indubbio che usare uno shampoo contenente questo ingrediente non
potrà avere alcun effetto pericoloso per la salute. Nè tanto meno,
essendo un ingrediente vegetale, potrà avere alcun effetto nocivo per
l’ambiente.

Se comunque su Biodizionario.it c’è
molta confusione sui criteri adottati, sul più noto Skin Deep vengono
riportate minuziosamente, per ogni ingrediente, le fonti di riferimento
usate per la valutazione. Ma
è sufficiente una rapida occhiata per accorgersi subito che tra le fonti citate sono presenti anche studi su animali. Ad esempio, consultando la pagina del già citato
Sodium Lauryl Sulfate, troviamo indicati, insieme a studi su esseri umani, anche un gran numero di studi su conigli, ratti e topi:
E, come è noto da un’ampia casistica di studi su animali,
una
stessa sostanza può rivelarsi innocua per una specie animale ma tossica
per l’uomo, o, al contrario, tossica per una specie animale ma innocua
per l’uomo. Così, nonostante l’attento lavoro dei curatori di
Skin Deep, il più visitato e accurato sito di riferimento per l’analisi
degli ingredienti cosmetici, la valutazione delle sostanze rimane anche
in questo caso molto dubbia.
Quanto detto fin qui è sufficiente per
capire che anche strumenti come Biodizionario.it e Skin Deep, da molti
ritenuti validi e affidabili punti di riferimento per acquisti
consapevoli, in realtà ad una attenta analisi si presentano invece come
confusi, poco chiari e inattendibili. A conferma di ciò possiamo vedere
come nei due siti molte volte le valutazioni per gli stessi
ingredienti siano diverse, fino ad arrivare ad essere in alcuni casi
completamente opposte. Qualche esempio? Ecco tre ingredienti
che secondo Skin Deep sono considerati a basso rischio (valore 0 sulla
scala di valutazione da 0 a 10), mentre su Biodizionario.it sono
classificati come “inaccettabili” (2 bollini rossi, ossia la valutazione
peggiore):
Calcium Disodium EDTA:
Soluble Collagen:
Betula Alba:
Un
giro sui due siti mostrerebbe molte altre valutazioni differenti e
altri casi come questi mostrati con valutazioni opposte, lasciando il
lettore ancor più confuso e disorientato di quanto non fosse
inizialmente.
Con questo articolo non voglio suggerire
che l’acquisto di prodotti ecobio sia inutile, ma ho voluto solamente
mettere in evidenza che non ci sono strumenti sicuri con cui
identificare con certezza prodotti di questo tipo. Probabilmente un
prodotto con molti ingredienti con valutazioni positive dai siti citati
avrà un profilo ecobio preferibile rispetto ad un altro prodotto con
molti ingredienti con valutazioni negative. Molti prodotti di
aziende cruelty-free hanno profili che possono contenere alcuni
ingredienti giudicati negativamente, tuttavia ad un’analisi critica
molti di questi prodotti potrebbero essere equiparabili o addirittura
preferibili ai prodotti scelti da chi consulta abitualmente
Biodizionario.it e Skin Deep. Oltretutto, non bisogna
dimenticare che molti prodotti cruelty-free hanno anche profili ecobio
molto buoni quando vengono valutati con Biodizionario.it e Skin Deep.
Ma questo articolo in particolare vuole
essere una risposta a quelle persone che, per vari motivi, vogliono
scoraggiare l’uso di prodotti cruelty-free a favore di prodotti il cui
valore è affidato alle valutazioni di siti quali Biodizionario.it e Skin
Deep. Come dire: non è tutto oro quel che luccica.